Minacce su WhatsApp: se non vieni do fuoco alla casa

Minacce su WhatsApp: se non vieni do fuoco alla casa

Gela – Storie di ordinaria violenza fra le mura domestiche. Una di queste è venuta a galla con l’intervento della polizia. Un gelese di 42 anni F.L.,  è stato segnalato all’Autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 20 L.1/10/1975 nr.110, ossia per omessa custodia di un fucile da caccia, poiché affidato a persona priva di valido titolo di Polizia.  Due pattuglie di Volante, intervenivano in un’abitazione per segnalazione telefonica di lite in famiglia, seguita da minacce. Sul posto gli operatori, davanti l’abitazione identificavano F.C. il quale riferiva che non era successo nulla, ma che vi era stata solo una banale discussione con la propria moglie. Gli operatori di Polizia, al fine di accertare la veridicità di quanto appreso, si introducevano all’ interno dell’abitazione trovando in un piano, alcune stanze parzialmente a soqquadro, vetri rotti, cassetti e sedie riverse a terra, senza trovare né persone né tanto meno altri segni di violenza sulle cose negli altri locali della casa disposta su più livelli. Poco dopo, gli operatori rintracciavano la moglie del F. C., che si era rifugiata presso l’abitazione di una vicina di casa, unitamente ai suoi figli perché, a suo dire, era stata poco prima minacciata ed aggredita dal marito preso da una furia omicida, tanto che aveva tentato di strangolarla davanti ai figli e solo grazie a quest’ultimi che erano intervenuti in sua difesa, il F.C. desisteva nel proseguo della violenza. Madre e figli quindi fuggivano da casa rifugiandosi da una vicina. La moglie di F.C. riferiva inoltre che da tempo con il marito vi erano continui litigi e incomprensioni e che nella stessa giornata, le aveva inviato tramite l’applicazione WhatsApp sul telefonino, delle foto di un coltello a serramanico con manico in legno di una determinata marca e con annesso un messaggio di minaccia che se non l’avesse raggiunta al piano superiore avrebbe dato fuoco alla casa. Pertanto gli operatori di Polizia in considerazione di quanto esposto ed in virtù delle citate circostanze, in via cautelativa, visto che F.C. risultava in possesso di regolare denuncia di detenzioni armi, procedevano ad acquisire le armi da fuoco e da taglio ivi presenti e relativo munizionamento che si trovavano custodite in un armadietto contenente 10 fucili da caccia, n.1 pistola semiautomatica con relative munizioni. Procedevano, al sequestro penale ex Art.354 c.p.p. di un coltello a serramanico della stessa marca indicata, poiché utilizzato dal F.C. a fronte delle predette minacce a mezzo foto e rinvenuto dagli operatori di Polizia nel corso di un’accurata perquisizione ex art.352 c.p.p., all’interno dell’appartamento e, più precisamente, nella camera da letto, occultato nella federa del cuscino collocato a destra del letto, con la lama ancora aperta. Nel corso dell’intervento la moglie di F.C. veniva colta da un improvviso malore e veniva trasportata a mezzo ambulanza, debitamente fatta intervenire, presso il locale pronto soccorso per le cure del caso, dove i sanitari, nel refertarla con 4 giorno ne diagnosticavano la prognosi per ferite al collo e stato d’ansia reattivo.

Con l’ausilio di personale specializzato di questo Ufficio Porto d’Armi, gli ulteriori accertamenti esperiti, permettevano di sequestrare, ai sensi dell’Art. 354 c.p.p., un fucile da caccia calibro 12 avente corpo marca P. Beretta e canna marca Breda le cui rispettive matricole risultano di proprietà di F. L. M.,   poiché abusivamente detenuto dal F. C..

 

La polizia ha ribadito che l’attività di verifica dei requisiti psico-attitudinali per le licenze di porto d’armi.

Cronaca